Jarvis Cocker – Further Complications

Lo ricordavamo negli anni novanta efebico e costretto in attillatissimi pantaloni, intento a tenere alta la bandiera del brit-pop con i suoi Pulp.
Alla luce di quell’immagine, fa un certo effetto vedere Jarvis Cocker oggi, vestito in giacca e cravatta, dietro un paio di occhialoni in celluloide, esibire una fluente barba segnata da qualche filo bianco. Quasi fosse un intellettuale di sinistra o, perché no, un dinoccolato professore universitario di mezza età. Non siamo molto distanti dalla realtà, perché con “Further Complications”, da poco pubblicato su etichetta Rough Trade, il buon vecchio Jarvis ha deciso di salire in cattedra e dare lezioni. La materia oggetto della dissertazione? Ovviamente il rock.
L’album, il secondo nella sua carriera solista, è difatti una vera e propria scorribanda nella storia del rock, soprattutto britannico, quasi che il musicista abbia voluto rendere un sentito omaggio alle sue radici artistiche e alle sue affinità intellettive.
Si inizia con la title track: in perfetto stile pop anni settanta, sembra di vedere Costello che balla con gli XTC. “Angela”, primo singolo estratto, sfodera un riff che sembra uscire sfacciatamente da un 45 giri dei Kinks. In “Homewrecker” i Jam, camuffati dietro i lustrini di Bowie, rubano le chitarre agli Stooges. “Leftovers”, è una ballata tipicamente Stones, manca solo voce della linguaccia Jagger per renderla perfetta. Su “Hold Still” si affaccia il fantasma sornione del Bowie più lunare. “I Never Said I Was Deep” è un sermone benedetto dal reverendo Lennon. A proposito … e i Beatles? Per evitare atti di lesa maestà, meglio citare i loro epigoni in salsa garage Blur (“Caucasian Blues”). C’è anche il tempo di giocare sui temi hard rock tanto cari ai Black Sabbath, rendendoli più gigioni di quanto non possano fare i Franz Ferdinand (“Fuckinsong”). L’indie-rock fa capolino con “Slush”, le cui chitarre ricordano Jesus & Mary Chain. E i Pulp? Vengono citati nella conclusiva “You’re In My Eyes”, una ballad soul-disco da ascoltare sotto una luccicante mirrorball, come se a cantarla fosse Barry White.
“Se volete studiare i dinosauri”, come lui stesso canta, siete nel museo giusto.
Un album eterogeneo ma straordinariamente coerente, grazie anche alla produzione di Steve Albini, teso stavolta a non conferire il suo marchio di fabbrica al suono, bensì ad assecondare i capricci stilistici dell’autore.
Ludico, ironico, furbo, creativo, ingannevole, affascinante, spudorato, creativo. Definitelo come volete. Qualunque aggettivo gli starà talmente stretto da calzargli a pennello.
E’ il cilindro del prestigiatore, da cui non si sa cosa possa uscire fuori.
E’ il buffone di corte che strappa una sorriso, anche se le facezie che narra sono arcinote.
Può essere un genio incompreso o il più grande rapinatore della storia musicale.
Quasi vien voglia di prenderlo a schiaffi, per la sua spavalderia: ci vuole una gran faccia tosta a concepire un lavoro del genere. Oppure una notevole dose di follia.
Non è un capolavoro, né tanto meno è un album originale, ma di certo Jarvis Cocker si sarà divertito da matti nel realizzarlo. Che sia arte o inganno, poco importa: noi, al par suo, ci siamo divertiti nell’ascoltarlo.
Jarvis sarà pure una “magna meretrix” però ci sa fare. Chapeau.
L’album in una battuta: eclettico.
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Jarvis Cocker – “Further Complications”(Rough Trade)
Tracklist:
01. Further Complications
02. Angela
03. Pilchard
04. Leftovers
05. I Never Said I Was Deep
06. Homewrecker
07. Hold Still
08. Fuckingsong
09. Caucasian Blues
10. Slush
11. You’re In My Eyes (Discosong)
pubblicato su :
http://www.italianotizie.it/?p=2126
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